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Fratelli tutti (e sorelle tutte)

09 ottobre 2020
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Arrivata puntuale il 3 ottobre con la firma apposta in calce dal pontefice nella città del Poverello, ecco la tanto annunciata enciclica Fratelli tutti, la terza firmata da papa Francesco, anche se la prima, Lumen Fidei, era stata in massima parte scritta dal suo predecessore Benedetto XVI. È il terzo grande documento del papato di Bergoglio, dopo l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (2013) e l’altra enciclica Laudato si’ (2015). Fratelli tutti si pone nel solco tracciato dai due precedenti documenti.



Bergoglio in questa enciclica chiude quindi il cerchio del suo pensiero, riassumendo la dimensione sociale del Vangelo nell’affermazione della fraternità universale che per i cristiani trova il suo vero significato nel Vangelo, ma che è per e di tutti.

Il testo di Fratelli tutti appare un frutto maturo del pensiero magisteriale del papa argentino, anche perché – cosa non secondaria − sostanzialmente è stato scritto nel corso del confinamento dovuto al Covid-19, quindi nelle condizioni ideali per poter concentrarsi e scrivere in un contesto sociale, sanitario e mediatico assolutamente unico, che ha messo di nuovo in luce la necessità di una riflessione interiore ma anche di evidenziare di nuovo e con più forza le grandi questioni di un oggi complesso.

L'enciclica non è quindi un piccolo documento, contando più di 240 pagine, ma è ben articolata ed è al solito estremamente leggibile. Già scorrendo l'indice, si riesce a capire il disegno di Bergoglio, che mette questo testo nel prosieguo dell’iniziativa di Abu Dhabi, dove assieme al grande imam di al-Azhar al-Tayyeb aveva firmato il ben noto documento, appunto, sulla fraternità universale. Non per niente l’esponente dell’islam sunnita viene nominato più volte nel testo, mentre il documento stesso viene citato in modo esteso..


Fratelli tutti
è un grande sforzo di sintesi messo in atto da Francesco; è in qualche modo il sogno di un papa che vuol essere vicino alla gente, con un linguaggio al solito comprensibile da tutti, salvo alcuni passaggi in cui emergono le dimensioni un po’ più filosofiche e teologiche, cioè le basi del pensiero di Bergoglio.
Come sempre, il pontefice non adotta uno sviluppo schematico del suo discorso, visto che la modalità di scrittura più che in modo lineare avanza “a spirale”, così da lasciare al lettore un proprio spazio di meditazione, tornando più volte su alcuni temi centrali del suo discorso. Ciò non vuol dire che il testo sia ripetitivo, tutt'altro, ma ciò che l’autore vuole è che il lettore torni su alcune idee-forza, come la centralità della persona umana nella vita politica ed economica, come l’amore quale molla dello sviluppo umano, come il dialogo come metodo della vita sociale e politica.

Sin delle prime
battute il pontefice dichiara senza equivoci la sua prospettiva cristiana e cattolica, ma nel contempo mostra come l’enciclica Fratelli tutti sia stata pensata per ogni persona di buona volontà, anche per chi non è cristiano e addirittura per chi non ha una fede particolare. Questo potrà dare fastidio a certe tendenze troppo “identitarie” che si manifestano talvolta nella Chiesa cattolica, ma lo scopo del documento è quello di portare i lettori, in primo luogo cattolici, poi cristiani, quindi credenti e infine non credenti a convincersi che la fraternità universale è un elemento costitutivo della nostra umanità e nello stesso tempo l’orizzonte nel quale siamo portati a vivere naturalmente.

Alcune parti dell’enciclica sono “provocatorie”, nel senso che sono scritte anche per risvegliare certe frange del cattolicesimo, ma non solo di esso, dal sonno più o meno profondo nel quale si è dimenticato che la coscienza personale e quella comunitaria debbono essere sempre all’erta. Penso alle parti più “politiche”, dell’enciclica, come le note sulla guerra giusta e sulla pena di morte, o alla differenza che viene posta tra gli aggettivi “popolare” e “populista”, o ancora a certe pagine riguardanti il dialogo e i rapporti interreligiosi. Ma sono posizioni del pontefice già ampiamente conosciute, anche se la sistematizzazione contenuta in Fratelli tutti non lascia più spazio ad equivoci.

L'enciclica
Fratelli tutti ha numerosi passaggi che riguardano la comunicazione e l'informazione. Il pontefice non ha una visione negativa dei media, al contrario ne ha altissima stima. Ma nel contempo sa bene che proprio per la potenza tecnologica straordinaria che questi mezzi hanno di arrivare fino agli ultimi confini della terra, i media oggi hanno anche una capacità distruttiva notevole, legata alla finalità che sembrano aver assunto: «Viene meno il diritto all’intimità. Tutto diventa una specie di spettacolo… Nella comunicazione digitale si vuole mostrare tutto ed ogni individuo diventa oggetto di sguardi che frugano, denudano e divulgano, spesso in maniera anonima». Al solito, i mezzi non sono fini, e così «la connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità». Bergoglio, cioè, agganciandosi alla capacità pervasiva di questi mezzi si sente in dovere di affermare che non sono mai sufficienti per creare una vera relazione tra gli umani. Sì, nel periodo del lockdown, i social media hanno avuto una funzione notevole, direi una funzione succedanea delle relazioni umane rispetto a quelle “dal vivo”, ma non per questo possono arrogarsi il diritto di diventare il modo privilegiato o addirittura unico di relazione tra gli uomini e le donne di questo iniziale XXI secolo.

Il papa
inserisce anche il mondo della comunicazione digitale nella sua forte critica, già contenuta nella Laudato si’ del cosiddetto “paradigma tecnocratico”, per cui non bisogna lasciare in mano di alcune imprese transnazionali il nostro futuro: «Operano nel mondo digitale – spiega il papa – giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico» (n° 45). Con un corollario che evidenzia una delle critiche più forti che può essere rivolta ai grandi social network: «Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio» (n° 45). Non a caso, questa è la stessa critica che da qualche tempo viene rivolta ai proprietari dei grandi social network dal fondatore stesso del world wide web, Tim Berners-Lee.

Purtroppo, l'enciclica Fratelli tutti è uscita in un momento in cui certa stampa ha cominciato di nuovo ad attaccare il pontefice e i suoi collaboratori, cose già viste, per questioni finanziare interne, in cui verità e falsità si mescolano senza discernimento alcuno. L’attacco globale contro la Santa Sede è stato lanciato – analogamente a quanto era avvenuto ai tempi delle dimissioni di Benedetto XVI − perché il papa è l'unico, vero leader spirituale universale, in questo momento difficile per l’intera umanità, in cui alcuni regimi non vedono di buon occhio la denuncia di ingiustizie e demagogie.

Il papa in effetti presenta la fraternità come metodo e orizzonte, come espressione della più profonda vocazione umana. Ma la mitezza e la delicatezza dell’amore fraterno invocato dal papa non esimono dalla denuncia di comportamenti colpevoli dei sistemi economici e di pensiero legati al capitalismo selvaggio e alle politiche sovraniste. Ciò non può far piacere a tanti potenti. Sia come sia, l’amicizia sociale e la fraternità non sono più degli optional in questo nostro mondo, così vasto geograficamente, ma anche spiritualmente atrofizzato. Per favorire il lettore e invogliarlo a leggere l’enciclica, nei box di queste pagine pubblichiamo una breve guida a Fratelli tutti.

Michele Zanzucchi

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