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Frate Indovino

Natura&Uomo

La terra è bella

30 ottobre 2020
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Prima di essere bella o brutta, lunga o breve, sana o malata, la vita è vita. La nostra unica, stupenda, irripetibile vita. Essa mi appare come un mare sconfinato davanti al quale ognuno deve decidere se immergersi nel profondo per scoprirne i segreti e gustarne le bellezze, o rimanere disteso sulla spiaggia ad abbronzarsi. Tra le due opzioni non c’è paragone: per starsene sdraiati al sole basta la pigrizia.

Di pigrizia
, però, il mondo muore. La “pallina” che chiamiamo terra sulla quale viviamo, ci è stata data perché noi la potessimo coltivare per i nostri bisogni e custodire per i nostri figli. È bella la terra. Mi fa impazzire. Sola, tra miliardi di astri, pianeti, satelliti sulla quale si è sviluppata la vita… e che vita! Il Signore l’ha messa nelle nostre mani. Si è fidato di noi. E noi possiamo renderla più confortevole o rovinarla lentamente fino a distruggerla. Non occorre essere scienziati per accorgerci che, mai come in questo nostro tempo, la terra boccheggia, soffre, chiede aiuto.

Che è successo?
È successo quello che sempre accade quando l’uomo pensa di essere più furbo del suo vicino. E saccheggia il bene comune e arraffa per se stesso. Ottuso e sciocco non si accorge, però, che bene comune e bene personale sono gemelli siamesi, vivono o muoiono insieme. Ho sempre pensato che il peccato prima di renderci peccatori ci rincitrullisce. Sì, perché anche un bambino capisce che se avvelena il pozzo morirà di sete. E non lo fa. E l’aria? Prova a rimanere un minuto solo senza respirare. Non ci riesci. Preziosi più di tutto l’oro di tutte le miniere del mondo, sono l’aria, l’acqua, la terra. Chiunque conservi un minimo di buon senso dovrebbe tutelarli con lo stesso impegno con cui cura se stesso.

Purtroppo non sempre accade. E l’uomo – questo povero uomo! – si ritrova a tagliare il ramo sul quale siede illudendosi di stare più comodo. Nella mia terra, la cosiddetta “terra dei fuochi” lo scempio ambientale è venuto a galla grazie al lavoro di migliaia di volontari e delle nostre chiese particolari. Papa Francesco, cinque anni fa, ci ha fatto dono di una lettera enciclica che vi invito a leggere, se ancora non lo avete fatto, intitolata Laudato si’. Il Papa conosce il dramma che si sta consumando nella mia terra martoriata. Fu lui stesso a rivelare che l’ispirazione a scrivere l’enciclica gli venne anche meditando sulla nostra sofferenza.

Ma perché
“terra dei fuochi”? Per la presenza dei roghi tossici che bruciano nelle campagne. Roghi sui quali vengono smaltiti non solo le immondizie delle case, ma soprattutto gli scarti delle industrie che lavorano in nero. L’illegalità, l’evasione fiscale, la disonestà di tanti imprenditori, industriali, cui nulla importa dei danni che procurano, stanno alla base dello scempio di cui stiamo parlando. Senza dimenticare i rifiuti che sono arrivati in questi anni dalle ricche regioni del Nord grazie agli accordi stipulati con la camorra e alle “distrazioni” di uomini dello stato corrotti o collusi. Il problema è sempre il cuore dell’uomo quando si allontana da Dio.

«Eppure non tutto è perduto perché gli esseri umani capaci di degradarsi fino all’estremo possono anche superarsi, scegliere il bene e rigenerarsi» ci ammonisce papa Francesco.

don Maurizio Patriciello

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