Servizio Clienti (+39) 075 5069369
Email info@frateindovino.eu

L'attualità e gli approfondimenti dal mensile

Frate Indovino

La posta dell'Anima

Peccati e penitenze

30 ottobre 2020
Condividi
Reverendo Padre Raniero, gradirei avere una sua disamina sul peccato e la confessione. Sappiamo che i peccati sono veniali, gravi e mortali. Quali e come si possono cancellare? Esistono poi peccati per pensieri, parole, opere ed omissioni e quindi praticamente per tutto ciò che facciamo, più o meno coscientemente. In questo caso, la volontà è la condizione perché il peccato si verifichi?
Esistono poi situazioni particolari come fra coniugi anziani che si amano sempre e desiderano offrirsi con i loro corpi come promesso nel matrimonio. Le condizioni fisiche inducono ad atteggiamenti sì affettuosi ed erotici, ma sempre ammissibili? E come si dovrebbero esternare in confessione queste situazioni imbarazzanti da descrivere? Infine, non trovo giusto che per tutti i peccati come penitenza venga sempre proposta una preghiera. Questa non può essere considerata una penitenza, semmai un ringraziamento per il perdono ricevuto. Il confessore dovrebbe proporre come penitenza un atto da compiere in base a quelle che sono le colpe confessate, come accettare le persone che infastidiscono, compiere opere di pietà o fare propositi particolari. La ringrazio per l'attenzione e gradirò in modo particolare un suo commento. Cordialità.

Lettera firmata

Caro lettore, grazie della sua lettera. Essa mi permette di toccare alcuni temi della vita cristiana che ricorrono spessissimo nel linguaggio quotidiano, ma di cui raramente si spiega il contenuto: peccato grave, peccato veniale, confessione, penitenza… Lo faccio attenendomi alla fonte più autorevole che abbiamo, noi cattolici, in materia: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ecco, in breve, cosa esso insegna a proposito di peccato mortale e peccato veniale. Sarà come un ripasso del nostro catechismo, tanto più utile quanto di solito più trascurato. Perché un peccato sia mortale si richiede che si realizzino tre condizioni.  È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso. La materia grave è precisata dai dieci comandamenti. La stessa gravità dei peccati però è più o meno “grave”: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori o contro il proprio coniuge è più grave di quella fatta ad un estraneo.  Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Si presuppone cioè che la persona conosca il carattere peccaminoso dell`atto e della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato mortale ha come conseguenza la perdita della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l`esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell`inferno. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo sempre lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio. Passiamo adesso al cosiddetto peccato veniale. Si commette un peccato veniale, cioè perdonabile, quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso. Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell`anima nell`esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l`alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. Non priva della grazia santificante, dell`amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna. I santi ci ammoniscono tuttavia che chi non fa nessun conto dei peccati veniali finirà per commettere anche quelli mortali e - quel che è peggio - senza più sentire il rimorso di coscienza  che induce alla conversione, perché il cuore si è indurito. Adesso rispondo al secondo punto della sua lettera. “Esistono poi situazioni particolari come fra coniugi anziani che si amano sempre e desiderano offrirsi con i loro corpi come promesso nel matrimonio. Le condizioni fisiche inducono ad atteggiamenti sì affettuosi ed erotici, ma sempre ammissibili? E come si dovrebbero esternare in confessione queste situazioni imbarazzanti da descrivere?”.
Io credo che diversi lettori della sua età la ringrazieranno, nel loro cuore, di aver avuto il coraggio di porre queste domande perché toccano un punto delicato e, penso, sentito da tanti che non osano però parlarne. Le dico subito che non esiste il problema di come “esternare in confessione queste situazioni imbarazzanti”, perché non c’è alcun bisogno di esternarle in confessione! Due coniugi, uniti dal sacramento del matrimonio, hanno il diritto di esprimersi il loro amore in modo coniugale per tutta la vita, non solo fino a una certa età o finché si possono avere figli. Quando viene meno il cosiddetto “bene della prole”, rimane sempre valido il secondo grande “bene” del matrimonio, riconosciuto dalla dottrina della Chiesa, che è “il mutuo amore”. L’importante è che l’espressione di questo mutuo amore, sia davvero “mutuo”, cioè condiviso, rispettoso l’uno della sensibilità e dello stato d’animo e dello stato fisico dell’altro. In un cristiano battezzato e che riceve il corpo di Cristo nell’Eucaristia, questo è uno dei modi, proprio degli sposati, di sperimentare e fare sperimentare l’amore di Dio. Papa Francesco recentemente ha affermato – e l’affermazione ha avuto molto rilievo nei mezzi di comunicazione – che il sesso è “un dono divino”. È Dio che l’ha inventato, non il demonio. Il demonio ha inventato solo l’abuso del sesso: il sesso ridotto cioè a puro divertimento e sfruttamento della persona altrui. Si fa un grande torto a Dio sottraendogli questo importante ambito della vita umana, quasi che egli sia un testimone scomodo e sia da tener fuori da tale ambito. Quel Dio che all’inizio benedisse l’uomo e la donna e disse “crescete e moltiplicatevi” e ancora “non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto simile a lui”, continua a benedire allo stesso modo i suoi figli e le sue figlie che lo riconoscono come loro Creatore e Padre.
Infine, una parola sull’ultimo punto della sua lettera: perché imporre di solito come “penitenza” al termine della confessione, la recita di qualche “Padre nostro” o “Ave Maria”. Ha ragione. Per un cristiano non è una penitenza, ma una gioia e un privilegio poter pregare così. Forse sarebbe meglio dire: “Per ringraziare Dio del perdono che ti ha concesso, dirai tre volte l’Ave Maria…”.


Padre Raniero Cantalamessa

Calendario

Richiedi subito la tua copia del Calendario

Sono presenti degli errori. Assicurati che i campi siano completi e corretti e reinvia il modulo.
Grazie ! La tua richiesta è stata inoltrata con successo. Ti contatteremo al più presto.